lunedì 1 febbraio 2010

Il provino/2

La piccola schiava, già educata, conosceva quale sarebbe stato il suo compito,durante il provino. Era stata preparata, nelle settimane precedenti; quella sera sarebbe stata la sua prima volta, con una donna. Lo sarebbe stato anche per la grande, in verità; ma lei non lo sapeva, il suo provino sarebbe stato appunto quello, la dimostrazione di una completa accettazione del servizio, che aveva chiesto e ottenuto.
Alla piccola schiava, dopo che ebbe denudato interamente il corpo della grande, offrii del nastro adesivo e una forbice.
Lei già sapeva, anche di questo; il suo primo compito, sigillare con il nastro la bocca della femmina nuda che la guardava un po' imbarazzata, ma ancora orgogliosa, in modo che non potesse più proferire parola, per le ore successive.
Spettò a lei spiegarlo, con poche parole: "il padrone mi ha ordinato di indurti al silenzio, e lo stesso farai tu con me, ora. Passeremo la notte insieme, ma non potremo parlarci in alcun modo".
Dopo che la piccola femmina ebbe adempiuto il suo compito, lo stesso fece, a sua volta, la grande, senza esitare, con una punta di leggera cattiveria sul volto, che non mi sfuggì.
La guardai dritto negli occhi e le dissi, che non c'era posto, nella mia casa, per un'altra padrona; punii la sua superbia, ordinandole di svolgere alcuni esercizi di ginnastica, flessioni e piegamenti, in modo che il viso le si arrossasse e il corpo sudasse, certo che il sudore e la fatica l'avrebbero indotta, come fu, a maggiore disagio e umiltà.

Ciò fatto, presentai alla femmina grande la stanza, che avrebbe condiviso, da quella sera, con la sua nuova sorella: per quella sera, il letto sarebbe stato ancora uno solo, fino a che il provino non fosse stato superato, e nessun oggetto le sarebbe stato consegnato, fino al giorno dopo.
La piccola schiava indicò alla grande il secchio di cui si sarebbero servite, durante la notte, per i propri bisogni, e urinò per prima. Ordinai alla grande di fare lo stesso, perchè da quel momento - le dissi - dovrete muovervi sempre come se foste una sola cosa, una sola persona, un solo oggetto.
La piccola vuotò poi il secchio, e tornò, ancora vestita, nella stanza.

Prima di lasciarle, consegnai alla piccola schiava due oggetti: un olio lubrificante, e un fallo finto, dotato di cintura, da allacciarsi alla vita.
Dissi alla grande, che la piccola conosceva bene il suo compito, per quella notte, e che l'avrebbe conosciuto anche lei, di lì a poco.
La informai anche che la piccola femmina, in vista di quell'incontro, era stata tenuta a lungo - come del resto sarebbe stata abitudine anche in seguito - in astinenza da qualsiasi tipo di penetrazione o di piacere sessuale; quella notte sarebbe stata dunque per lei una importante opportunità di appagare il suo bisogno fisiologico di toccare, essere toccata, eccitarsi, godere.
Stanotte, dissi infine alla femmina grande, "lei, la tua piccola sorella, potrà godere di te senza alcuna limitazione, e mi riferirà domani mattina del tuo comportamento, che valuterò per giudicare se tenerti come schiava, o mandarti via".

Ciò detto, ordinai alla grande di stendersi sul letto, prona, e alla piccola dissi, come già sapeva, di sedersi sopra di lei, ancora vestita, per iniziare un lento e prolungato massaggio; e mi ritirai nella mia stanza.

mercoledì 27 gennaio 2010

Il provino

Una volta scelta, la più grande delle mie serve infine ebbe accesso alla mia dimora. Solo allora, lei già matura quarantenne, scoprì di non essere la sola ad aver accettato di servirmi; con lei avrebbe abitato e condiviso ogni cosa una giovane ragazza, che già aveva appreso i primi rudimenti della mia disciplina - e l'avrebbe aiutata nelle prime fasi dell'addestramento servile.

Le feci disporre una dinanzi all'altra, in piedi. La piccola indossava il solo abito servile concessole, una leggera sottoveste. La grande le stava di fronte, a un metro soltanto, indossando ancora tutto ciò che le avevo ordinato di portare indosso, quel giorno: lucide scarpe a tacco alto, dello stesso rosso lucido di cui aveva colorato le sue labbra; le calze con reggicalze, rigorosamente nere e lievemente lucide, anche quelle; una gonna nera semplice, molto aderente, con un profondo spacco posteriore, al centro; una camicia bianca piuttosto leggera, completamente chiusa fino al collo ma trasparente quanto bastava per intravedere il reggiseno nero, un modello adatto solo a sostenere le mammelle, ma senza coppe, che io stesso le avevo acquistato, e inviato; un reggiseno, dunque, che lasciava pienamente apprezzare la punta del capezzolo, quando essa sfiorava la superficie della camicia.
E infine, ma questo lo sapevo solo io, ancora: un paio di mutandine di cotone semplicissime, un modello da ragazzina prepubere, colorate di rosa e decorate da alcuni fiori, che lei stessa aveva dovuto disegnarvi, prima di indossarle.

Aveva protestato un po', la grande, per quest'ultimo ordine; si sentiva già da tempo adulta anche nel suo abbigliamento intimo, e non portava mai nulla che non fosse nero e sexy, sotto i vestiti.
Le risposi, semplicemente, che da quel giorno non le sarebbero più servite le mutande, per essere sexy; che sarebbe stata sexy sempre, ogni volta che io l'avessi voluto.

Le due schiave furono una di fronte all'altra, dunque: l'una nuda, l'altra vestita. Concessi a quella vestita, la grande, solo due parole.
Due sì, o la possibilità di andar via, subito, di lasciare la mia dimora.
Dapprima, le chiesi se la schiava giovane, che aveva di fronte, le piacesse. Osservala bene, per un minuto, le dissi, in ogni parte del suo corpo, e poi dimmi se ti piace.
La risposta fu sì, naturalmente.
Le chiesi, allora, se desiderasse diventare sua sorella nel servirmi, e la risposta fu ancora sì.

Fu allora che ordinai alla femmina grande, di togliersi, uno a uno, i suoi vestiti, e consegnarli alla piccola; e così iniziò il suo provino.

sabato 16 gennaio 2010

La notte

Tutte le sere, quando è ora tarda, le due serve, la piccola e la grande, svolgono insieme gli ultimi gesti prima di andare a dormire.
Le serve non dormono col padrone; hanno una loro camera, dove tenersi pronte, in ogni momento,alle esigenze di questi.

Ogni momento della vita delle serve viene condiviso. La sera, esse si recano insieme al bagno, lasciando i loro abiti del giorno fuori, in modo da entrarvi completamente nude.
Si compiono gli essenziali gesti dell'igiene serale; a turno, l'una attendendo l'altra e servendola, le schiave evacuano e si puliscono, infine indossando l'unico abito della notte, una sottile veste non più lunga dei fianchi, trasparente e tenuta su da due lievi spalline.

Nella stanza delle serve, solo un letto singolo, al centro della stanza; le due serve si abitueranno, col tempo, a dormirvi insieme, strette nell'abbraccio dell'intimità, la pelle dell'una contro la pelle dell'altra.
A loro, in questa intimità, nessun contatto è vietato; solo, un microfono permette al padrone di ascoltarle, dalla sua stanza, laddove i loro rumori divenissero molesti.
Capita, perciò, che le serve in silenzio si accarezzino, da sole o l'un l'altra, impossibilitate a contenere la frenesia della carne; ma ogni rumore viene punito dal padrone con la massima severità, e dunque il silenzio è assoluto, totale; nemmeno è possibile che l'una chieda all'altra il permesso di toccarla, o esprima un rifiuto, o il gemito di un orgasmo.

Accade che, all'improvviso, il padrone sopravvenga nella stanza, del resto sempre aperta, e le sorprenda strette nel 69, la fica dell'una contro la faccia dell'altra, vergognosamente eccitate. In questi casi, spesso il padrone ordina loro di continuare ad accoppiarsi per tutta la notte, per divertirsi a sfinirle di piacere.

venerdì 15 gennaio 2010

In due per me.

Una sola è poca, con tre è l'anarchia.Il mio numero ideale è il due, dove la coppia sta per le femmine e il maschio resta singolo, e sovrano.

Due femmine in casa, una grande e una piccola, di mezzo l'età che divide una madre da una figlia - ma entrambe donne, adulte, maggiorenni, scopabili, se questo vi basta.
A me non basta, affatto: scopare una femmina è tutt'al più un inizio, il giro della chiave nel motorino d'avviamento.
La più piccola aveva 22 anni e fu la prima ad essere scelta; l'altra, di 41, l'affiancai quando la prima era stata deflorata alla vergogna, inaugurata al piacere del servizio.

Tenerle insieme sempre, questo era lo scopo, affinchè io fossi sempre solo e libero. Due estranee: diverse nel corpo, diverse per cultura, per età, tenute alla diversità perfino nella depilazione. La piccola lasciata selvatica nel pube, nelle ascelle, la grande liscia, punita anche solo per un singolo pelo dimenticato, per errore, nella settimanale pulizia necessaria.
In comune, la vita: in ogni atto del giorno, in ogni secondo, sempre insieme, qualsiasi cosa accadesse, qualsiasi cosa fosse necessario fare.